Tra le architetture nuragiche della Sardegna, quella di Isili colpisce per la precisione della costruzione e per una camera interna sorprendentemente alta. Il Nuraghe Is Paras permette di leggere insieme tecnica edilizia, controllo del territorio e trasformazioni avvenute nel corso dei secoli, con informazioni utili anche per chi desidera visitarlo.
Perché Is Paras è uno dei nuraghi più interessanti del Sarcidano
- Si trova a Isili, poco fuori dall’abitato, lungo la SS 128.
- È un nuraghe complesso con mastio centrale e tre torri secondarie.
- La camera principale conserva una tholos alta quasi 12 metri.
- Il monumento è costruito soprattutto in calcare chiaro, elemento che gli conferisce un aspetto particolare.
- Attorno alla struttura si sviluppava un villaggio nuragico, ancora importante per la ricerca archeologica.

Dove si trova e perché la posizione è importante
Il nuraghe sorge nella periferia settentrionale di Isili, nel territorio storico del Sarcidano, su una modesta altura calcarea. La posizione non è casuale: dalla collina si controllano le vie naturali, le aree coltivabili e i percorsi che collegavano l’interno della Sardegna con le zone più meridionali.
Is Paras non va quindi interpretato come una torre isolata. Faceva parte di un paesaggio abitato e organizzato, nel quale il monumento, il villaggio e le risorse del territorio erano strettamente collegati. Il controllo visivo era utile, ma la funzione del complesso doveva comprendere anche attività abitative, sociali e produttive.
Il territorio di Isili conserva quasi 50 testimonianze nuragiche, oltre a domus de janas, resti romani e percorsi legati al lago San Sebastiano. A mio avviso, questo è uno dei motivi migliori per non limitare la visita alla sola torre: il valore di Is Paras emerge davvero quando lo si considera dentro la rete archeologica del Sarcidano.
Com’è fatto il complesso nuragico
La struttura appartiene alla tipologia dei nuraghi complessi. Al centro si trova il mastio, cioè la torre principale, circondato da un bastione trilobato formato da tre torri minori unite da cortine murarie. Questa configurazione rende l’edificio più articolato rispetto ai nuraghi a torre singola e suggerisce una progettazione pensata per difesa, rappresentanza e controllo degli spazi.
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Mastio centrale | Torre principale costruita con blocchi di calcare disposti in filari regolari |
| Camera interna | Ambiente circolare coperto da una tholos a falsa volta |
| Bastione | Struttura trilobata con tre torri secondarie e cortine rettilinee |
| Cortile | Spazio aperto interno, con forma approssimativamente semicircolare |
| Villaggio | Area abitativa con capanne circolari attorno al monumento |
L’ingresso della torre principale è sopraelevato rispetto al piano esterno e conduce a un corridoio con copertura ogivale. All’interno si trovano il vano centrale, un pozzo-cisterna accuratamente lavorato e tracce di un sistema di collegamento verticale che permetteva di raggiungere i livelli superiori.
La cisterna è un dettaglio particolarmente significativo. Non dimostra da sola come venisse usato ogni ambiente, ma indica l’importanza della gestione dell’acqua in una costruzione destinata a rimanere operativa anche durante periodi di assedio o di forte affollamento. È uno di quei particolari che aiutano a superare l’idea semplicistica del nuraghe come semplice torre militare.
La tholos alta quasi 12 metri è il vero elemento distintivo
La caratteristica più spettacolare è la tholos della torre centrale, una falsa cupola realizzata sovrapponendo filari di pietre che si restringono progressivamente verso l’alto. Non si tratta di una cupola costruita con una struttura moderna: il peso viene distribuito grazie alla disposizione dei blocchi, senza una vera chiave di volta.
La camera raggiunge quasi 12 metri di altezza, una misura eccezionale nel panorama nuragico sardo. Secondo la tradizione degli studi archeologici, la volta di Is Paras è stata spesso accostata per eleganza e ampiezza a grandi architetture mediterranee dell’età del Bronzo. Il confronto è suggestivo, ma non deve trasformarsi nell’idea di un’origine straniera certa: la tecnica appartiene alla cultura costruttiva nuragica e va letta prima di tutto nel suo contesto locale.
Osservando la muratura, ciò che colpisce non è soltanto la dimensione, ma la regolarità dei blocchi calcarei. Il colore chiaro distingue Is Paras da molti nuraghi costruiti in basalto o trachite e rende immediatamente riconoscibile il monumento anche da lontano.
Le tre torri secondarie completano il sistema difensivo e architettonico. Alcune conservano feritoie dalla forma trapezoidale, mentre il cortile interno organizzava il passaggio tra le diverse parti del bastione. La planimetria mostra una costruzione pensata come organismo unitario, non come somma casuale di torri aggiunte una accanto all’altra.
Quando fu costruito e come cambiò nel tempo
La costruzione del complesso viene generalmente collocata tra il XIII e il XII secolo a.C., nella fase avanzata dell’età del Bronzo. La datazione va intesa come un intervallo archeologico, non come l’anno preciso di fondazione: i nuraghi potevano essere modificati, ampliati e riutilizzati per generazioni.
La storia di Is Paras non finì con la civiltà nuragica. Le ricerche hanno documentato tracce di frequentazione in epoca romana e bizantina, tra cui ceramiche, resti abitativi e oggetti metallici. Questo riuso è importante perché mostra come un monumento preistorico potesse mantenere un valore strategico anche quando la società che lo aveva costruito non esisteva più.
Il nome attuale viene collegato ai religiosi Scolopi, proprietari dei terreni dal Seicento. L’espressione sarda può essere resa come “i frati” o “i preti”, secondo le traduzioni adottate. Non è dunque il nome originale dell’insediamento nuragico, ma una denominazione storica entrata nell’uso locale.
Il villaggio circostante aggiunge un livello essenziale alla lettura del sito. Le capanne rotonde e le aree ancora interessate dagli scavi aiutano a capire come il monumento fosse inserito nella vita quotidiana. Per me, è proprio il rapporto tra architettura monumentale e abitato a rendere Is Paras più interessante di una visita basata soltanto sulla fotografia della grande volta.
Come organizzare la visita a Is Paras
Il sito si raggiunge facilmente da Isili, lungo la SS 128 in direzione di Nurallao, con accesso dalla zona di via Grazia Deledda. La distanza dal parcheggio all’area archeologica è ridotta e il percorso è generalmente considerato semplice, ma l’interno non è adatto a chi ha difficoltà motorie, perché presenta passaggi stretti, dislivelli e scale.
Gli orari e le modalità di apertura possono cambiare in base alla stagione, agli interventi di manutenzione e alla gestione del monumento. Prima di partire conviene verificare con il punto turistico locale o con il Museo per l’Arte del Rame e del Tessuto di Isili, soprattutto nei mesi invernali, quando la visita può richiedere una prenotazione anticipata.
- Indossa scarpe con suola stabile, anche se la visita è breve.
- Porta acqua e protezione dal sole, perché l’area offre poca ombra.
- Non salire sulle murature e non toccare i blocchi già instabili.
- Se possibile, scegli una visita guidata per comprendere la funzione della cisterna, del cortile e delle torri.
- Dedica tempo anche al territorio di Isili, dove il nuraghe Asusa e il lago San Sebastiano completano l’itinerario.
La visita non richiede un’intera giornata, ma è un errore trattarla come una semplice sosta fotografica. In circa 45-60 minuti si possono osservare la struttura esterna, il cortile e la torre principale; con un accompagnamento archeologico, lo stesso tempo diventa molto più ricco perché permette di collegare ogni elemento alla storia del sito.
Ciò che Is Paras racconta ancora oggi
Is Paras non conserva soltanto una delle tholoi più alte della Sardegna. Racconta la capacità delle comunità nuragiche di lavorare la pietra, organizzare il territorio e costruire edifici destinati a durare ben oltre la vita dei loro abitanti.
La lettura più equilibrata evita due estremi: considerarlo soltanto una fortezza oppure trasformarlo in un monumento misterioso privo di contesto. La sua forza sta nell’unione di tecnica, paesaggio e continuità storica, tre elementi che rendono il complesso di Isili una tappa importante per chi vuole capire davvero l’archeologia sarda.
